Fondi di antico regime

Il Viceré Gaspare De Haro, marchese del Carpio, ottenne nel 1684, su parere del Consiglio collaterale e con l’approvazione sovrana, l’istituzione di una Regia udienza a Teramo al fine di combattere il banditismo largamente diffuso negli Abruzzi e soprattutto nel Teramano. Con dispaccio 28 luglio 1685 dello stesso viceré si definiva l’organizzazione e la composizione dell’udienza teramana, che veniva ad acquisire una propria giurisdizione, la regione compresa tra il fiume Tronto, il fiume Pescara, il tratto appenninico ed il litorale pur mantenendo il preside in comune con quella di Chieti. Nonostante l’istituzione della Regia udienza e quindi della nuova provincia di Teramo, non fu adottato alcun provvedimento nell’amministrazione delle finanze, cosicché per il teramano fu mantenuta la "cassa" nella città di Penne. Primo preside attribuito alla Regia udienza di Teramo con dispaccio 21 novembre 1744 fu il colonnello spagnolo Emanuele De Leon nominato comandante e preside della provincia. Nel medesimo dispaccio si ordinava però che il preside fosse coadiuvato soltanto da un assessore; disposizione questa che privava il tribunale della caratteristica istituzione di organo collegiale. La città di Teramo subì tale punizione regia, definita come "la riduzione della Regia udienza", a causa della benevolenza dimostrata da parte di alcune autorità municipali nei confronti dell’invasore al tempo della guerra di successione austriaca. Solo nel 1787, dopo quarantatre anni, fu istituito il tribunale collegiato, che svolse le sue funzioni fino al 1809. Ma neanche allora fu ottenuta la riforma dell'amministrazione finanziaria, e quindi si conservò la tesoreria o "cassa" del ripartimento di Penne e Tronto subordinata a quella di L’Aquila. L’esercizio della giurisdizione militare invece non presenta aspetti particolari da segnalare, poiché come in altre province anche a Teramo il preside e l’assessore formavano il tribunale militare, separato da quello ordinario della Regia udienza, che trattava le cause attinenti ai reati commessi dai militari. Nel 1790 fu stabilito dal re che, per reati nei quali fossero rei o complici ‘miliziotti e pagani" insieme, dovesse procedere il tribunale militare unitamente al tribunale della Regia udienza sotto il titolo di Tribunale militare combinato o doppio. Per quanto riguarda l’amministrazione doganale legata all’esercizio della pastorizia, le istituzioni abruzzesi e in specie quelle teramane presentano ancora una volta delle peculiarità. Con la creazione sotto Alfonso d’Aragona della Dogana di Foggia o Dohana menae pecudum Apuliae (1447), venne costituita in Abruzzo una locazione particolare denominata Doganella d’Abruzzo, i cui pascoli chiamati "regi stucchi" furono destinati alle pecore di razza pregiata dei proprietari abruzzesi, a piccole greggi di pastori locali e alle greggi provenienti dalla Marca pontificia, che non potevano recarsi nel Tavoliere di Puglia. La Doganella inizialmente fu amministrata da un Luogotenente subordinato al doganiere di Foggia; quindi alla fine del sec. XVI la sua giurisdizione fu separata da quella di detto doganiere e conferita ad un ufficiale, posto alle dipendenze della Camera della Sommaria, il quale sotto il sovrano Filippo IV da Luogotenente prese il titolo di Governatore generale della doganella (o doganelle) d’Abruzzo. Il Governatore generale ebbe la residenza in Chieti - come risulta ad esempio da documenti del 1664 - ed erano subordinate al suo ufficio le Tenenze, come quella di Penne, rette da Luogotenenti. Durante il regno di Carlo III di Borbone la Doganella fu ripartita tra il Governatore generale residente in Chieti, cui rimase subordinata la Tenenza di Penne, e quello residente in L’Aquila, nominati nell’ambito dei componenti delle rispettive Regie udienze. Lo stato in cui venne a trovarsi in quel periodo la Regia udienza di Teramo, ridotta nel numero dei suoi giudici, non diede la possibilità di nominare anche per questa provincia un Governatore Generale. Tuttavia, dalla documentazione conservata, risulta esistente in Teramo un foro doganale competente nelle cause dei locali. Negli atti giudiziari prodotti dal 1744 al 1787 questo tribunale viene denominato con intitolazioni diverse, quali Tenenza, Corte o Udienza doganale della doganella o delle doganelle, pur trattandosi del medesimo organo giurisdizionale retto da un luogotenente o deputato. Nel 1787, con il ristabilimento di tutti i giudici della Regia udienza, fu istituito il Governatorato generale della doganella, ufficio da disimpegnarsi da un magistrato nominato dal sovrano. In periferia operavano come organi delegati negli uffici straordinari della doganella con a capo ufficiali doganali. Altro foro esistente in Teramo, la cui documentazione si presenta purtroppo lacunosa e limitata ad un arco di tempo relativo alla seconda metà del sec. XVIII, era l’ufficio della regia Dogana di Foggia o Regiae Dohanae menae pecudum Apuliae. Si tratta di un tribunale, delegato da quello di Foggia, competente nelle cause di quei locati abruzzesi, cioè proprietari di greggi, obbligati a portare le loro pecore nei pascoli del Tavoliere. Retto di norma da un ufficiale, dopo il 1787 per le cause d’appello veniva designato a procedere dallo stesso tribunale di Foggia l’assessore o l’avvocato fiscale della Regia udienza di Teramo.